lunedì 29 ottobre 2012

UN'IMPLOSIONE PAGATA CARA

Marco aveva 12 anni quando si era gia’ trovato in ospedale per 2 volte: un anno fa’ per appendicite e 2 anni fa’ per avvelenamento da funghi. Sebbene gli eventi avessero scosso la sua famiglia, lui non sembrava averne risentito. Era un bambino estroverso che andava bene a scuola. Passata la scuola media, si era poi iscritto alla scuola superiore non per vocazione ma per convenienza visto che poteva andarci a piedi ogni mattina. Aveva molte materie da studiare e la classe era molto numerosa, cosa che non facilitava i metodi di apprendimento. E’ proprio durante questi 5 anni di scuola che Marco subisce silenziosamente quella che sara’ la piu’ grande trasformazione nella mente di un’adolescente che si appresta a prendere il diploma di maturita’ con un enorme peso psicologico. La concatenazione di tanti fattori, lo renderanno un ragazzo segnato per tutta la vita.
 
Per tanti adolescenti, la buona riuscita o meno nello studio riflette una situazione all’interno della famiglia. Essere rimandati o bocciati e’ la conseguenza di una condizione familiare dove l’adolescente non si trova per svariate ragioni. A Marco non gli andava piu’ che avesse solo una camera come luogo privato. Non aveva un soggiorno, un tinello o comunque un’abitazione come i propri coetanei dove potesse respirare un proprio nucleo familiare, un’area privata off-limit per gli sconosciuti. Invece proprio gli sconosciuti hanno la priorita’ di girare poiche’ sono loro che lasciano i soldi.

Stanco dopo tante ore di lezione ed interrogazioni, Marco torna a casa da scuola varcando la soglia di quella che lui vorrebbe come la sua casa dove potersi togliere le scarpe girando in pantofole, buttarsi sul divano accendendo la TV e magari pranzare con i genitori. Aprendo la porta invece, trova diversi sconosciuti. Non c’e’ il divano e la TV e’ gia’ sintonizzata sul telegiornale ai cui clienti del bar non si puo’ negare. La fame si fa’ sentire e facendosi vedere alla madre presa tra i fornelli in cucina, se gli va’ bene avra’ il suo pranzo da mangiarsi da solo, se invece la cucina e’ gia’ intasata di ordini dal ristorante, allora Marco dovra’ aspettare magari incrociando il proprio padre il quale non gli chiede com’e’ andata a scuola ma bensi’ di farsi su’ le maniche che c’e’ lavoro anche per lui.

Marco vive questa situazione ogni giorno come una privazione del proprio spazio, di quell’intimita’ particolare che solo un nucleo familiare sano e normale puo’ creare. La scuola gli pesa davvero tanto. Le materie pesano come un macigno e pertanto costituiscono per lui un motivo di costante preoccupazione per non essere rimandato o bocciato. Ad aggravare cio’, ci si mette la paura di perdere il luogo dove vive. Di essere tutti buttati fuori dalla sentenza finale di una causa di sfratto decennale dove c’e’ in gioco casa e attivita’ della famiglia. I genitori non solo non capiscono Marco ma proprio perche’ non ne hanno la capacita’ spesso la miglior scusa della madre sembra essere “ma di che cosa ti lamenti. Ce ne sono tanti di bambini nelle tue condizioni”. “Bella risposta, perfetta per chi si vuole lavare la propria coscienza” pensava Marco il quale oramai non vede piu’ la famiglia come un punto di riferimento, pensando e ripensando alle cazzate combinate dai propri genitori sempre intenti a rinfacciarsi le colpe reciprocamente piuttosto che comportarsi da persone mature per il bene della famiglia. I genitori avevano comprato un bell’appartamento in uno dei condomini piu’ belli del paese e Marco sognava giorno e notte di poterci andare ad abitare. La beffa che non aveva mai perdonato ai genitori era stata non solo il non averlo mai abitato quanto piuttosto l’averlo venduto per mettere il ricavato in quel pozzo senza fondo che era una causa legale con tutto l’interesse degli avvocati a prolungarla il piu’ possibile per mangiarci sopra. “Persino un bambino capisce che un’appartamento e’ una garanzia nel futuro sia nell’abitarlo che nel darlo in affitto. Solo i miei non lo hanno capito” questo e’ cio’ che pensava Marco.

Il suo carattere era passato dall’estroverso all’introverso a causa di quel disagio che ha le sue radici nella mancanza dei suoi genitori ad ascoltare le sue necessita’, al non sentirsi al pari dei suoi compagni di classe, alla mancanza del ruolo guida parentale nel contesto di un’esercizio pubblico adibito a casa dove sin da bambino erano piu’ le ore passate in compagnia di sconosciuti alcuni dei quali molestatori che quelle con i propri genitori. Quella che nell’apparenza sembrava una normale famiglia benestante, in realta’ nascondeva profonde inquietudini: litigi in pubblico, incomprensioni, mancanza di rapporto, impossibilita’ di sentirsi a casa propria. La madre aveva gia’ da tempo manifestato segnali di squilibrio tanto da necessitare le cure di uno psicoanalista mentre la manifesta simpatia del padre veniva offuscata dalla sua superficialita’, arroganza ed il vizio di fumare e bere. Marco poi aveva un fratello di 5 anni piu’ grande con il quale non aveva comunicazione per svariati motivi e lo stesso accadeva tra il fratello ed i genitori. C’erano tutti gli ingredienti per implodere se non fosse stato per la determinazione della madre la quale faceva ancora da perno. Marco era diventato l’unico riferimento della madre assieme al lavoro di cuoca tanto che la donna riversava su di lui tutto quanto, anche gli sfoghi di cose private tra lei ed il padre. Fragile primogenita di una famiglia di 4 persone, a 20 anni Anna conosce il suo futuro marito rimanendo incinta quasi subito e dopo 6 mesi si sposa. A 30 anni, lei assieme al marito si impegnano nella gestione di un pubblico esercizio lontano dalla loro terra d'origine e gia' sono entrambi senza i genitori i quali avrebbero sicuramente costituito un sostegno non indifferente per una famiglia di 4 persone tra cui 2 bambini.

I frequenti litigi con il marito, il mancato rapporto con il primogenito e la mancanza di sfoghi o amiche da frequentare fanno si’ che il secondogenito Marco diventi vittima inconsapevole dell’attenzione morbosa che la madre Anna gli dedica non tanto come educatrice quanto da valvola di sfogo per lei e con cio’, dato che la presenza del padre come educatore e' pressoche’ inesistente, la mente di Marco assorbe gli stati emozionali della mente fragile della madre sin da piccolo. Da spiritoso ed irascibile, Marco diventa un ragazzino taciturno piuttosto complessato e sensibile. Durante la crescita, cio’ ha determinato l’incapacita’ del ragazzo di relazionarsi con i suoi coetanei chiudendosi sempre di piu’ al mondo esterno ripiegandosi nei social-network oramai diventati un mondo parallelo per lui. La rete gli consentiva di mettersi in contatto con tante persone senza che le sue debolezze venissero esposte. Cosi’ facendo, pregiudicava la capacita’ di socializzazione nella vita reale che avrebbe compromesso non solo i rapporti con i suoi coetanei ma anche quelli con i futuri colleghi di lavoro e, manco a dirlo, il buon esito di una relazione sentimentale.

Compiuti i 20 anni, non aveva mai avuto una fidanzatina, mai baciato una donna. Le occasioni gli si erano presentate ma la timidezza aveva avuto il sopravvento. Cosi’ il mondo di facebook sembrava compensare le sue lacune: una foto ben fatta con tanto di pettorali messi in mostra in palestra, una ad un party tra amici, un’altra con in braccio un cagnolino. Quale fanciulla non avrebbe accettato la richiesta di amicizia di un giovane carino, tenero e sorridente ? In questo mondo parallelo, Marco fa’ amicizia con Valentina, ragazza appena 18enne la quale crede di aver conosciuto un ragazzo di 20 anni quando invece ne ha 23. Non gli andava di dichiarare la sua vera eta’ poiche’ pensava che le ragazzine lo escludessero a prescindere, un’altro complesso che si era creato nella sua mente.

Dopo qualche scambio di messaggi, Valentina accetta di incontrarsi con Marco di persona. Inizia cosi’ una relazione che per Valentina, ragazza spensierata e socievole, altro non e’ che un’esperienza naturale di gioventu’ mentre per Marco, chiuso e non cosi’ socievole, quella relazione significa la conquista di una ragazza carina a cui sembra ruotare tutto il suo mondo visto che nel quartiere dove abitava la gente non lo vedeva mai uscire assieme ad altre persone. Mai in compagnia di amici. A solitudine ed introversione, si era aggiunta anche la gelosia. Valentina era all’ultimo anno del Liceo Scientifico e Marco diverse volte si era dimostrato insofferente quando lei gli diceva che andava a fare i compiti a casa di compagni di scuola. Marco faceva il tornitore dopo aver fatto diversi lavori tra cui il barista. Il gestore del bar diceva che aveva manifestato dei comportamenti strani tipo improvvisi raptus di collera per motivi banali.

E’ in questo contesto di gelosia, introversione ed alienazione che Valentina si stufa manifestando la volonta’ di rompere la relazione cosa che Marco non accetta. Lui la tempesta di messaggi, la chiama al pomeriggio mentre sta facendo i compiti con i suoi compagni di classe, la segue di nascosto quando esce di casa per vedere dove va’ e con chi si incontra. “Io ti amo, ti amo tanto che potrei morire per te” queste erano le parole che le aveva detto, aggiungendo che per lei avrebbe fatto qualsiasi cosa, anche uccidere se fosse stato necessario. Valentina all’inizio non ci faceva caso, pensava fosse la sbroccata di un compagno protettivo ma poi quelle parole hanno iniziato ad avere per lei un sapore inquietante. Lo aveva detto alle amiche le quali le avevano consigliato di troncare di brutto evitando ogni contatto. Valentina lo aveva fatto ma lui si piazzava sotto il suo appartamento aspettandola per ore. La ragazza si era rivolta alla polizia ma senza esporre denuncia: voleva risolvere la questione senza che Marco avesse problemi con la giustizia. Mai avrebbe pensato che questo errore lo avrebbe pagato per tutta la vita.

Erano le 14:30 di Sabato pomeriggio. Nell’androne a pianterreno del condominio Cairoli a Palermo, una figura si aggira con un senso irrequieto. Pochi metri piu’ in la’, Valentina sta rincasando a piedi assieme alla sorella Stefania di 17 anni. Suonano al citofono e la madre apre la porta. Appena entrate nell’androne, la figura irrequieta si scaglia contro Valentina infierendole 2 coltellate. La sorella Stefania d’istinto si butta tra l’uomo e la sorella per farle da scudo diventando cosi’ il bersaglio delle 14 coltellate. Con Stefania che stramazza al suolo in un bagno di sangue, la furia omicida dell’uomo si avventa contro Valentina che viene pugnalata diverse volte fino a quando qualcuno riesce ad intervenire richiamato dalle urla delle ragazze disarmando e bloccando l’uomo.

Con Stefania morta dissanguata e Valentina in ospedale che lotta tra la vita e la morte, Marco compie cosi’ cio’ che aveva dichiarato e cioe’ “.. per te sarei disposto ad uccidere…”.

Gia’, quelle parole risuonano come una beffa. La beffa di chi le ha interpretate come se volesse proteggerla a tutti i costi.

Ora e solo ora si capisce il vero significato di quella frase: “tu mi appartieni e ammazzero’ chiunque ci vuole dividere. Se decidi di non essere piu’ mia, allora non sarai di nessun altro”.

R.I.P. Stefania

sabato 27 ottobre 2012

UN POLITICO DA ESEMPIO: Gabriele Sola (IDV)



I consiglieri regionali lombardi dal 21 ottobre avranno formalmente diritto al vitalizio. In quella data si arriva infatti a metà legislatura e da quel momento i membri del parlamentino lombardo, Nicole Minetti compresa, avranno diritto a recepire, all'età di 60 anni, il vitalizio di 1.300 euro. Somma che verrà corrisposta però solo se verranno versati i contributi (attualmente il 25% dell'indennità di funzione, pari a 2.132,99 euro mensili) per gli altri due anni e mezzo di legislatura. Ma dal 21 ottobre in poi i consiglieri, in caso di cessazione del mandato, potranno comunque provvedere anche da privati cittadini a versare le somme mensili dovute e quindi a preservarsi il beneficio di recepire, all'età di 60 anni, il vitalizio.
 
L'assegno, in base agli anni di contribuzione, va da un minimo del 20% a un massimo del 50% dell'indennità di funzione mensile lorda. Chi ricopre il ruolo di consigliere per una sola legislatura percepisce un vitalizio di circa 1.300 euro. Ma dalla prossima legislatura, dopo che questa misura è stata abolita per volontà del consiglio, il vitalizio in Regione Lombardia non esisterà più. La soppressione della rendita è stata decisa anche da altre Regioni, tra cui Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Basilicata, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Marche, Sardegna, Toscana, Trentino Alto Adige, Umbria, Veneto e Piemonte.
 
Alla contribuzione volontaria però non ha diritto il consigliere dichiarato ineleggibile o decaduto. Inoltre il consigliere che vuole proseguire con il versamento dei contributi volontari deve presentare domanda scritta al presidente del consiglio regionale entro e non oltre 180 giorni dalla data di cessazione del mandato. E il versamento deve avvenire in unica soluzione, entro 180 giorni dall'accoglimento dello domanda da parte dell'ufficio di presidenza, a pena di decadenza. Il vitalizio resta cumulabile, senza detrazione alcuna, con ogni altro eventuale trattamento di quiescenza.
 
Il Consiglio Regionale della Lombardia ha troppi consiglieri indagati. Il Presidente Formigoni il 26/10/12 annuncia le dimissioni dell’Intero Consiglio Regionale ma cosi’ facendo non evita a tutti i Consiglieri di maturare il vitalizio che scatta esattamente il 21/10/12.
 
Gabriele Sola e’ Consigliere dell’IDV e annuncia che lui non aspettera’ l’assemblea per cosi’ maturare il vitalizio ma formula le proprie dimissioni per il giorno 20/10/12, un giorno prima della maturazione del vitalizio e pertanto dando esempio di responsabilita’ civile.
 
Il Consigliere, manco a dirlo, e’ stato accusato di qualunquismo e di fare propaganda dagli altri colleghi. Gia’, perche’ questo sembra essere lo slogan favorito in Italia dai politici che non rinunciano ai privilegi della propria casta attaccando il collega quando questi annuncia il distacco dai cliché della politica del magna magna.
 
A prescindere dal partito di appartenenza, vale la pena ricordarsi di Gabriele Sola come di una persona onesta e coerente.

giovedì 27 settembre 2012

LA STORIA DI RYAN PATRICK HALLIGAN


Dedicato alla memoria di nostro figlio Ryan e a tutti quei giovani che soffrono in silenzio il dolore di essere vittime di prepotenze con pensieri suicidi. Speriamo che gli studenti abbiano meno vergogna a chiedere aiuto quando hanno questi pensieri. Come societa’, abbiamo bisogno di trovare modi migliori per aiutare i nostri figli durante il percorso piu’ difficile della loro crescita



SE SOLO L’AVESSIMO SAPUTO, SE SOLO CE L’AVESSE DETTO

Il 7 Ottobre 2003 sara’ sempre il giorno che divide la mia vita. Prima del fatidico giorno, mio figlio Ryan era vivo. Un dolce, gentile e caro tredicenne all’inizio del suo percorso nell’adolescenza che cerca di stabilire il proprio posto nello spesso confuso e difficile mondo sociale della scuola media. Dopo quel giorno, mio figlio se n’e’ andato per sempre, morto per suicidio. Alcuni lo chiamerebbero bullicidio o anche cyber bullicidio. Io lo chiamo semplicemente un enorme buco nel mio cuore che non si riemarginera’ mai.

Nostro figlio Ryan era un’anima dolce, gentile e molto sensibile. Nato vicino a New York una settimana prima di Natale, Ryan e’ stato il piu’ bel regalo di tutti. Nella sua crescita, l’affetto che ci dava diventava irresistibile non poterlo ricambiare con abbracci. Aveva la magica abilita’ di far sorridere chiunque incrociasse il suo sguardo. Nella sua crescita, ha sviluppato uno spiccato senso dell’umorismo. Quando abbiamo traslocato 2 volte, i bambini del vicinato hanno velocemente fatto amicizia.

Tuttavia, vi erano gia’ timori riguardo le capacita’ motorie, espressive e di linguaggio mentre si accingeva a frenquentare l’asilo. Ryan ha ricevuto un’educazione speciale durante il dopo-scuola in quarta elementare. Saremo sempre grati allo staff della scuola elementare Hiawatha per avere svolto un lavoro meraviglioso e premuroso. Gli educatori della sessione speciale nel dopo-scuola hanno subito preso a cuore Ryan e la sua volonta’ di fare meglio. Arrivato alla quinta elementare, non ha avuto piu’ bisogno di educazione speciale sebbene fosse consapevole di non essere cosi’ forte accademicamente come la maggior parte dei suoi compagni. Cio’ ha iniziato ad infastidirlo profondamente mentre si accingeva ad iniziare la scuola media. Doveva lavorare piu’ sodo quando faceva i compiti, leggendo e rileggendo il materiale per poterlo capire. Era duro con se’ stesso nonostante tutti gli sforzi che abbiamo fatto per fargli pesare meno la pressione degli studi indirizzandolo verso altri indirizzi a lui piu’ congeniali.

Spesso, dicevamo a Ryan che vi sono diversi tipi di intelligenza: quella accademica, musicale, fisica, sociale ed emozionale. Ho sempre pensato che avesse qualita’ di intelligenza sociale, che la sua personalita’ dolce, premurosa e sensibile lo avesse portato lontano nella vita in quanto piaceva alla gente. Uno dei complimenti piu’ belli ricevuti su Ryan e’ stato quello di un genitore a cui piaceva averlo in casa quando giocava con i propri figli e che gli sarebbe piaciuto che la gentilezza di Ryan potesse trasmettersi ai propri figli.

E’ stato durante la quinta elementare che ci siamo resi conto del problema del bullismo. Un ragazzino in particolare ed i suoi amichetti hanno iniziato a sfottere Ryan per le sue carenze sia accademiche che di coordinazione fisica ma poiche’ gli abusi erano solo verbali e non fisici, lo abbiamo consigliato semplicemente di ignorarli, di voltar spalle ricordandogli che aveva tanti altri buoni amici su cui contare. Lo abbiamo anche fatto visitare da un terapeuta per fargli migliorare autostima e determinazione durante l’anno scolastico. Entro la fine della quinta elementare, sembrava che andasse meglio e pertanto, su consiglio del terapeuta, abbiamo interrotto le sessioni.

Nella scuola media, Ryan faceva ancora fatica ad avere voti soddisfacenti. La scuola non gli era facile e spesso faceva emergere la preoccupazione che necessitasse ancora di educazione speciale nel dopo-scuola.

Il bullismo andava e veniva durante il suo primo anno alla scuola media senza che pero’ costituisse un grosso problema per quello che potesse essere la nostra percezione convenzionale di adulti che pensano di essere di fronte a “ragazzate” facenti parte del processo di crescita. La situazione tuttavia si e’ aggravata durante il settimo grado.

A Dicembre 2002, il problema di bullismo era riemerso a livello preoccupante. C’e’ stata una sera in cui Ryan era a pezzi piangendo sul tavolo in cucina. Pensavamo che il settimo grado sarebbe andato bene ma scoprimmo che in realta’ aveva imbottigliato dentro di se’ tante brutte esperienze durante i primi mesi avute sempre a cause dallo stesso ragazzino con i suoi amichetti. Lo tormentavano fino a fargli odiare la scuola e non voler tornare. Quella sera, ci ha chiesto se potevamo fargli cambiare scuola o fargli avere un’educazione tra le mura domestiche.

Mi sentivo diviso tra il voler essere la sua guardia del corpo tutto il giorno e volegli invece insegnare a difendersi. Quella sera, ci siamo seduti in cucina discutendo le nostre opzioni. Gli abbiamo fatto capire che un trasferimento di scuola nel mezzo dell’inverno non capitava nel momento giusto e l’educazione domestica non risultava opportuna in quanto mamma lavorava part-time. Gli dissi “Ryan, ne ho abbastanza. Mettiamo il preside al corrente di questo fatto e lui deve porre fine a tutto cio’ una volta per tutte”. Alche’, Ryan esclama “No papa’, non farlo per carita’. Peggiorera’ tutto. Lo vedo succedere di continuo”. Ryan mi ha invece chiesto di insegnargli qualche mossa per mettere a terra i suoi molestatori nel caso in cui si passasse direttamente alle mani.

Come vorrei oggi poter tornare indietro nel tempo. Avrei invece voluto capire perche’ Ryan non aveva fiducia nell’amministrazione scolastica dove poter presentare il problema mentre il mio pensiero immediato e’ andato al film “Karate Kid” e quando l’ho detto a Ryan, ci siamo fatti una risata entrambi d’accordo che quello era cio’ di cui aveva bisogno. Invece del Karate, Ryan era interessato alla Kick Boxing di Billy Blank, programma TV di 30 minuti dove Ryan ci ha chiesto di reperirgli i DVD assieme ai guanti ed al sacco come regalo di Natale.

Dopo averne parlato con mia moglie Kelly, gli abbiamo comprato il kit della Kick Boxing per Natale come da lui desiderato. Tutto il mese di Gennaio e Febbraio, io e Ryan ci abbiamo dato dentro: ogni sera dopo cena, seguivamo questo programma insieme. Questi erano alcuni dei miei ricordi preferiti con Ryan. Abbiamo parlato di tante cose durante questi esercizi incluse le strategie di affronto dei bulli. Ero piuttosto orgoglioso di lui nel vedere la sua autostima aumentare. Mi sentivo veramente come nel film Karate Kid dove lo preparavo per la grande sfida sebbene ricordassi a Ryan che cio’ serviva come autodifesa e non per iniziare la lotta anche se non esitavo a dirgli che una volta colpito doveva sopraffarlo in tutti i modi.

A Febbraio 2003, ricevemmo una telefonata dall’assistente del Preside il quale era appena intervenuto per sedare una rissa scoppiata tra Ryan ed il suo bullo nel vicino Parco di Maple Street riferendoci che Ryan stava bene ma che voleva che noi lo sapessimo. Abbiamo ringraziato tanto l’assistente per l’intervento. Quando Ryan e’ tornato a casa, era impaurito ma sollevato. Tremava ma ci ha detto di aver rifilato al bullo 2 buoni cazzotti per i quali si sentiva orgoglioso di avergli tenuto testa. “Gli ho rifilato 2 buoni destri prima che Mr Emory intervenisse. Il tizio probabilmente non ci provera’ piu’ con me” ci ha detto Ryan. Le sue parole ci hanno dato sollievo. Erano la prova che finalmente poteva camminare con le proprie forze attraverso un rito di passaggio nel corso dell’adolescenza.

Nei mesi successivi, sembrava tutto fosse a posto. Faceva sempre fatica negli studi ma era sempre stato cosi’ sin dai tempi dell’asilo. Si comportava come un tipico ragazzino della sua eta’: a volte lunatico ma anche tante volte molto dolce e divertente. Gli alti e bassi erano per noi normali ed eravamo sempre presenti per lui ricordandogli quanto gli volevamo bene. Per tutto il settimo grado, continuavo a controllare Ryan chiedendogli se il bullo continuava ad importunarlo. Lui rispondeva sempre allo stesso modo e cioe’ che dal giorno della scazzottata, lo ha lasciato in pace. Spesso pensavo il piano ha funzionato perfettamente!

Un giorno, Ryan mi sorprende dicendomi che ora lui ed il bullo erano diventati amici. Non eravamo contenti di questo. Lo abbiamo avvertito di guardarsi le spalle da questo tipo poiche’ e’ stato il suo incubo per tanto tempo . Nonostante la nostra disapprovazione, abbiamo deciso di non interferire poiche’ ritenevamo avesse gia’ un’eta’ in grado di prendere le proprie decisioni e assorbirne le conseguenze. Ora, vorrei tanto aver potuto interrompere quell’amicizia sin dall’inizio.

La vita di Ryan includeva nuoto, campeggio, skateboard, bibicletta, snowboard, giochi online e social network. Una lista di cose perfettamente normali per un ragazzino della sua eta’. Mio figlio amava chattare con gli amici dopo la scuola e anche nelle vacanze estive ma dopo l’estate del 2003, trascorreva troppo tempo online suprattutto con le chat. Preoccupato, mi sono sentito di ricordargli le nostre regole per l’utilizzo online:
• No messaggi/chat con sconosciuti

• No a fornire dati personali a sconosciuti

• No a mandare foto a sconosciuti

• No all’utilizzo di password segrete

L’ultima era una regola di sicurezza. Ho detto agli altri miei 2 figli che dovevano utilizzare la password che ho dato loro per qualsiasi registrazione online promettendo che non avrei letto o spiato nessun messaggio personale “Se non seguite le regole o se sparite anche solo per un giorno, prendo accesso immediato di tutte le vostre attivita’ online”. Mai avrei pensato che questo mi avrebbe un giorno portato a risolvere il mistero del motivo del suicidio di mio figlio.

Pochi giorni dopo il suo funerale, effettuo l’accesso al suo conto con AOL poiche’ quello era il posto dove passava la maggior parte del suo tempo negli ultimi mesi e vedo se ci sono indizi che mi facciano capire il perche’ del suo gesto estremo finale. Era in quel mondo sicuro in qualche modo anonimo che molti dei suoi compagni di scuola mi hanno riferito del bullismo e cyber bullismo che lo hanno portato al suicidio. Il bullo che lo ha tartassato sin dalla quinta, resosi amico per un breve periodo dopo la scazzottata e’ stato il principale colpevole. Mio figlio ha commesso l’errore di riferire a questo bullo qualcosa di imbarazzante e divertente e questi lo ha subito divulgato facendolo passare come gay. La cosa non si e’ placata per tutta l’estate 2003 durante la quale Ryan ha fatto amicizia con una compagna di scuola carina e popolare cercando di lavorarci per conquistarla.

All’inizio dell’ottavo grado, un giorno Ryan si avvicina alla ragazza senza che fosse per niente preparato su cio’ che stava per accadere: di fronte agli amici, la ragazza gli dice di essere un perdente e che non vuole avere nulla a che fare con lui aggiungendo che il suo interessamento online a lui era solo uno scherzo e Ryan aveva scoperto di essere lo zimbello, che lei e gli amici della ragazza pensavano che fosse divertente fargli credere che lui piacesse a lei al fine di farle rivelare dettagli personali ed imbarazzanti. La tipa attraverso un copia/incolla, ha provveduto a mandare agli amici le frasi di lui scambiate durante le chatline e tutti sembrano essersi divertiti alle spalle di Ryan.

Certamente mio figlio non era il primo ragazzino nella storia a subire bullismo ed avere il cuore spezzato dal rifiuto di una ragazza carina. Tuttavia, dopo aver scoperto nel computer una cartella piena di messaggi istantanei di chatline e grazie ad altre informazioni avute dai suoi compagni di classe, mi sono reso conto che la tecnologia gli si e’ ritorta contro in modo molto piu’ efficiente di quella piu’ semplice di quando ero io ragazzino: note scribacchiate su un pezzo di carta o su un diario sono state rimpiazzate da mezzi online quali chat, siti, blog, sms, twitter, ecc. La lista aumenta con l’invenzione di ogni congegno hi-tech.

Una cosa e’ il bullismo e l’umiliazione subita di fronte a una manciata di ragazzini, un’altra cosa e’ la sensazione di rifiuto ed il cuore spezzato da una ragazzina. Tuttavia deve essere un’esperienza totalmente diversa a quella della generazione passata, essere offesi ed umiliati al cospetto di un numero molto piu’grande di adolescenti online. Credo che mio figlio sarebbe sopravvissuto se queste cose fossero accadute prima dell’avvento di computer e internet, come pure credo che pochi di noi avrebbero avuto la capacita’ di riprendersi e la stamina di sostenere un attacco di proporzioni nucleari verso i nostri sentimenti e la reputazione di adolescente nel mezzo di rapidi cambiamenti fisici ed emozionali. Credo che il bullismo attraverso la tecnologia, ha l’effetto di accellerare ed amplificare il dolore a livelli che probabilmente fanno aumentare il numero di adolescenti che si uccidono. Statistiche recenti indicano che i suicidi tra gli adolescenti sono in aumento dopo diversi anni di tendenza al ribasso.

Voglio essere molto chiaro. Non dico che il colpevole per il suicidio di mio figlio e’ una persona o un evento specifico. Alla fine, Ryan soffriva di depressione la quale e’ una forma di malattia mentale che sorge in virtu’ di fattori biologici e/o ambientali. Nel caso di Ryan, penso che sia stato un accumulo di problemi ambientali creatisi durante la scuola media. Tragicamente, la depressione tra gli adolescenti spesso non viene diagnosticata e poiche’ molti di noi non hanno mai ricevuto un’educazione base sulla prevenzione di suicidi adolescenziali basati su segni premonitori, cio’ fa’ si che ragazzini sofferenti di depressione siano a rischio suicidio maggiore.

Non abbiamo dubbi che bullismo e cyber bullismo hanno contribuito significativamente a portare Ryan verso la depressione. Crediamo che la scuola media per Ryan fosse un ambiente tossico come tante altre scuole medie per altri adolescenti. Per troppo tempo abbiamo lasciato che i bambini bulleggiassero gli uni con gli altri come se cio’ fosse un rito di passaggio della crescita all’interno di una scuola. Avvertiamo la nostra responsabilita’ primaria per questa tragedia in quanto genitori ma riteniamo che anche l’amministrazione scolastica, i docenti e gli studenti siano in qualche modo responsabili. Come genitori, abbiamo fallito nel pretendere che la scuola mantenesse un ambiente emozionalmente sicuro per nostro figlio mentre era in vita la cui responsabilita’ dovrebbe essere condivisa da tutte le parti: genitori, studenti, bulletti, docenti, amministrazione scolastica, provveditorato agli studi ….. praticamente da tutto il sistema.

Qualcosa doveva succedere in risposta a questa tragedia. Qualcosa sostanziale e sostenibile, non solamente una risposta compassionevole. Abbiamo deciso di portare questo dolore immenso e di incanalarlo in un’area produttiva al fine di aiutare altri adolescenti ad evitare di fare la stessa fine di nostro figlio. Siamo riusciti ad implementare una legge sul bullismo nel Vermont ed abbiamo lavorato con I-Safe America per sollevare la consapevolezza del bullismo online ed il severo impatto emozionale che cio’ puo’ avere in un adolescente. Abbiamo rilasciato diverse interviste a TV e giornali sia locali che nazionali affinche’ questa storia venisse divulgata. Ho inoltre deciso di dedicare il resto della mia vita alla visita di piu’ scuole possibili per raccontare la storia di Ryan ed i potenti messaggi di perdono ed amore incondizionato.

Nulla potra’ ridarci il nostro Ryan. Nulla potra’ mai cicatrizzare i nostri cuori spezzati. Speriamo solamente che, condividendo i dettagli personali della nostra tremenda perdita, si possa cosi' evitare che un’altra famiglia si trovi nello stesso immenso dolore.

Testo tradotto dal sito creato dal Padre

                                                                                In memoria di Ryan Patrick Halligan 1989 - 2003.